CHELAZZI GINO
(San
Casciano Val di Pesa, 17 Nov. 1868 — Firenze, 1956)
Gino Chelazzi Sr. circa 1948 |
Giornalista,
pubblicista, narratore per l'infanzia.
I libri del Chelazzi per le collezioni
Salani furono scritti per la gioventù degli anni Quaranta: sotto forma
di racconto sono piccoli trattati didattici di storia, geografia,
religione, filosofia, scienze naturali, etc., del filone "istruire
divertendo" e costituiscono un' importante documento d'epoca.
Dei
17 titoli pubblicati nella Biblioteca dei Miei Ragazzi si citano:
5. Il romanzo di un ragazzo, 1a pubbl.
in "Corriere dei piccoli",
1931 (nn 30-50), ill. D.Natoli
51. Due
ragazzi e una scimmia, 1a pubbl. a puntate sul "Corriere dei Piccoli" (nn 13-28), 1934.
Nella
collezione Salani "I Libri della Festa":
Un
Ragazzo alla Missione - Edito il 5 Ottobre 1940 - XVIII
Il
Mozzo dell'Etruria - Edito il 15 Ottobre 1941 - XIX
Cinque
Ragazzi Garibaldini - Edito il 5 Ottobre 1939 - XVII
Da
Nerbini:
L'isola delle perle: Avventura di terra e di mare, ed.
Nerbini, Firenze, 1949, copertina di Castellani
Inedito,
circa 1948, "La mia vita per te"
Gino
Chelazzi nacque a San Casciano in Val di Pesa il 17 Nov. 1868 da Egisto
e Antonietta Tamburini. Fece studi classici. Sposò
in prime nozze Giuseppina Peruzzi che morì nel 1902 per cirrosi
epatica lasciando un figlio infante, Tito
il quale fu affidato a una balia per lo svezzamento: essa fu ricompensata con
una moneta da 100 lire oro.
Nato a Lucca il 18 Apr. 1900, Tito, laureato in
giurisprudenza, divenne anche esso come il padre funzionario d Stato (Ispettore
generale Divisione III e IV- Teatro di prosa,
rivista e arte varia - Ministero della Cultura Popolare) e giornalista-publicista
(es. Il
Tevere,
Roma) usando
anche lo pseudonimo Tilo Darà.
Successivamente Chelazzi
conobbe al Circolo Impiegati Civili di Firenze la seconda moglie Armida Tellini,
di famiglia livornese, che divenne una valente pittrice. Si fidanzarono e si
sposarono in breve tempo. Da questo matrimonio nacque Vieri (1906-1965) padre
di Gino Chelazzi Jr. La famiglia di secondo letto mantenne sempre ottimi rapporti
con quella del fratellastro Tito che morì nel 1972 a Roma, ed è sepolto
in quella città nel
cimitero di Fuori Porta.
Di
professione funzionario di dogana, Gino Chelazzi Sr. passò con la sua
famiglia 14 anni a Venezia durante gli anni della prima guerra mondiale. Abitava
al Rio Terrà de' Frari (dietro S. Marco). Il soggiorno a Venezia gli
ispirò
"I ragazzi di San Marco". Per lavoro fu trasferito a Palermo, Oneglia
in Liguria, e a Manfredonia, quindi a Livorno dove si ritirò in pensione,
circa nel 1933 e dove abitò in via Calzabigi 22 e in via dei Vetrai
3.

Il
Lampione fondato nel 1848 da Carlo Collodi
|
Esordi nel giornalismo nel 1899 in L'Italia
del Popolo di
Milano, e vi si dedicò un po' per hobby un po' per passione. Fu
redattore del Telegrafo (oggi Tirreno) di Livorno e della Gazzetta
Livornese corrispondente di vari quotidiani (v. La
Nazione); scrisse anche con gli pseudonimi
Libero Lari, Antonio Zanin e Gualberto Atanor. per numerosissimi giornali e riviste,
alcuni ora scomparsi, per ragazzi e adulti.
Uno di questi fu la rivista satirica "Il Lampione"
fondato da Collodi. Chelazzi vi pubblicò poesie in vernacolo
fiorentino con lo pseudonimo Pippo da Brozzi. Alcune descrivono argutamente
caratteri toscani altre scritte duranti gli anni veneziani esprimono
la sua nostalgia per la Toscana.

Il Lampione , 1914 - © Gino Chelazzi, Jr |
Dopo
aver lavorato con Nerbini, Chelazzi entrò in rapporto con Salani che gli
commissionò i 17 volumi pubblicati nella "Biblioteca dei Miei Ragazzi";
questi racconti rispecchiavano il clima politico predominante in Italia fra
gli anni Trenta-Quaranta.
Per le lunghe
e accurate descrizioni storiche e geografiche dei suoi romanzi, Chelazzi si documentava
alla Marucelliana di cui era assiduo frequentatore.
Con
Salani, Gino Chelazzi Sr. lavorava a contratto per una cifra che veniva stabilita
per ogni titolo. Consultando i contratti si nota come Chelazzi fosse un autore
ben pagato:
nel 1938 ricevette 1000lire per Un ragazzo alla missione e 1200lire
per Il Mozzo dell'Etruria; nel 1940: 4000lire per Il figlio dell'Emigrato e
2500lire per I piccoli Cavalieri di Malta.
I testi obbedivano a precise direttive di contenuto
a sua volta dettate dal Ministero della Cultura Popolare. Per esempio il titolo
originale di "Tonino
l'inventore"
era "Tonino il meccanicista" ma fu cambiato all'ultimo momento forse
su suggerimento di Salani.

Correzioni manoscritte di Chelazzi alla bozza di stesura di "Dal Tevere al Giuba", dal Cap. II: Gli Schiavi liberati
© Gino Chelazzi, Jr |
Lo stesso avvenne per "Sim, ragazzo abissino" che nella prima stesura era intitolato "Dal
Tevere al Giuba"
Dell'autore esiste un romanzo inedito: "La mia vita per te" una storia
che si svolge nei dintorni di Querceta vicino a Lucca, scritto dopo la guerra.
Il pittore
Faorzi, fiorentino, che ha illustrato numerose copertine della produzione Salani,
era un vicino di casa dei Chelazzi.
Per curiosità,
i disegni interni de "I ragazzi di S. Marco" sono stati eseguiti da
Vieri Chelazzi: esiste diversa corrispondenza con Salani che ne discute i dettagli
di pubblicazione.
D'abitudine, chiunque fosse l'
autore, Salani presentava alcune copie di ogni libro che usciva a
Chelazzi Sn.,
che li regalava ai nipotini e al cognato Attilio Papini, appassionato bibliofilo.
Un' ulteriore prova di quanto il "gruppo fiorentino" della BMR
fosse interconnesso: Attilio Papini gestiva la rappresentanza fiorentina della
Azienda Cartaria Italiana (ACI) che aveva magazzini e uffici in via de' Ginori
e che riforniva le Officine Stianti di San Casciano, che divennero i tipografi
di Salani. Le risme di carta erano accatastate su numerosi pallets ai
due lati del corridoio di accesso dei magazzini: Gino Chelazzi Jr ricorda le
sue visite allo zio Papini "qualche
volta sono stato a "giocare"
con le calcolatrici meccaniche dello "zio" Attilio"
Gino
Chelazzi Sr. teneva un diario che redigeva a mano la sera nel suo studio, chino
sulla scrivania appena illuminata dalla fioca luce di una lampadina elettrica,
attorniato, quasi come una "cornice", da molteplici ritratti appesi
alla parete davanti a lui, dei suoi familiari e parenti. In quei momenti di raccoglimento e di riflessione, lo scrittore apriva i suoi
pensieri, anche i più nascosti, trascrivendo sulle pagine i fatti salienti,
le impressioni, i dolori, gli stati d'animo riportati nel corso della giornata
appena trascorsa.
Toscano
ed amante della sua terra natia, esternava questo suo animo nei suoi diari, spesso
realizzati con foglietti cuciti a mano da lui stesso: molti sono andati distrutti
dopo la sua morte e nell'alluvione del 1966.
Si può leggere in quei
diari l'andamento quotidiano della II Guerra Mondiale, ovviamente dal punto di
vista di un uomo che credeva nei valori patriottici del tempo anche se non si
può giudicare se per convinzione profonda o, come molti all'epoca, per
necessità.
Scriveva sempre a mano con una stilografica Aurora di cui
aveva tre o quattro esemplari, con altrettanti differenti colori dell'inchiostro
(avrebbe odiato la biro, non ancora inventata). Possedeva anche una macchina da
scrivere, una portatile Royal americana degli anni Venti.

La
casa a Firenze dove G. Chelazzi abitò fino al 1941.
|
Passava molto tempo con la famiglia a cui era molto legato:
durante una vacanza alla pensione Lucchetti di Quercianella (LI), circa nel 1942,
i Chelazzi incontrarono Vittoria Kienerk (l'autrice de "I figli del San Giorgio"), che Gino Jr ricorda come una bella ragazza bionda di circa 20 anni, e di cui egli, un bambino di tre-quattro anni si "innamorò" al
punto di prometterle "Quando sarò grande, ti sposo"
Gino Jr. ricorda con affetto il nonno specie le sue lezioni di latino nonostante come egli dichiari "quando ero ragazzetto un pò lo facevo confondere quel povero vecchio".
Gino Chelazzi Sr. è morto nel 1956 all'età di 88 anni ed è sepolto, assieme a Vieri, ed alla moglie di Vieri, al cimitero fiorentino di Trespiano.
Oggetti
personali, diari, numerosi albi fotografici, manoscritti e corrispondenza di Gino Chelazzi Sr. sono stati
ereditati dal nipote Gino Chelazzi Jr, che ha trascritto e fatto stampare privatamente
i diari.